Progetti e Ricerche

logo Federazione Italiana della CacciaLogo F.A.C.E.
26 Settembre 2017

Benvenuti in Federcaccia Online

ALLODOLA: STUDIO SULLA MIGRAZIONE AUTUNNALE- SINTESI DATI 2010/2011
< indietro







                                                                                                      
                                                                                                    
    
                             

Studio sulla migrazione autunnale dell’Allodola in Campania

 Gruppo Inanellamento Limicoli (G.I.L., Napoli)Federazione Italiana della Caccia - Ufficio Avifauna Migratoria



L’Allodola è ritenuta una specie in forte declino e si stima che le popolazioni nidificanti nell’area che si estende dalla Gran Bretagna alla Germania e dalla metà settentrionale della Francia al Sud della Scandinavia siano diminuite dal 1975 di circa il 50%, mentre quelle dell’Europa orientale sono rimaste fondamentalmente stabili.

Il motivo principale va ricercato nelle profonde trasformazioni ambientali che derivano dall’intensificazione delle monoculture, dall’uso eccessivo di pesticidi e fertilizzanti e dalla meccanizzazione delle pratiche agricole. Nonostante questa drastica diminuzione la specie risulta ancora una tra le più diffuse con una popolazione globale di notevoli dimensioni stimata approssimativamente in Europa in 40.000.000-80.000.000 di coppie.

L’Allodola è inserita nell’Allegato II/2 della Direttiva 2009/147/CE quale specie cacciabile in Francia, Italia, Malta, Grecia, Cipro e Romania, paesi direttamente interessati dalla migrazione autunnale e dallo svernamento ed in cui la specie è sottoposta ad una forte pressione venatoria ma le statistiche sugli abbattimenti e sulla dinamica dei flussi migratori sono molto carenti.

In Europa l’unica analisi sull’andamento della migrazione autunnale è stata effettuata in Belgio con dati raccolti tra il 1959 ed il 1966. In questo studio sono stati riportati anche i dati relativi alle catture fatte fino al 1960 nel paretaio Amadei a San Felice Scovolo (Brescia), già in parte presentati da Duse e Toschi (1930), il cui lavoro ha poi rappresentato fino agli anni ’90 la sola indagine condotta in Italia sui movimenti migratori.

L’unico studio recente è rappresentato dal Progetto “Alauda 2000” (Scebba 2001, 2009), voluto dall’Associazione dei Migratoristi Italiani per la Conservazione dell’Ambiente Naturale (ANUU) ed organizzato dal Gruppo Inanellamento Limicoli (G.I.L., Napoli). La ricerca durata
dieci anni (1998-2007) ha analizzato i dati relativi a 14.360 allodole inanellate in Campania nel periodo post-riproduttivo, un campione considerevole se rapportato con l’esiguo numero di allodole inanellate in tutt’Italia fino al 1997 (7.874 dal 1975 al 1997, dati del Centro italiano d’Inanellamento).

Dal 2010 l’Ufficio Avifauna Migratoria della Federazione italiana della Caccia ed il G.I.L. hanno organizzato un monitoraggio triennale della migrazione autunnale per valutare mediante un’attività di cattura standardizzata l’andamento del flusso migratorio lungo la fascia costiera della Piana del Volturno (Caserta) e verificare, sulla base del numero delle catture, se sia rimasto costante nel corso degli anni. Il confronto dei dati raccolti nei diversi anni consente di ricavare dei trends attendibili sulle variazioni di densità delle popolazioni che migrano lungo il litorale sud-tirrenico.

La ricerca viene condotta sul litorale domitio in provincia di Caserta nella stessa località utilizzata per il Progetto “Alauda 2000” nell’autunno 2006 e 2007. Il litorale costituisce il margine della Piana del Volturno, un’area che rappresenta un’importante zona di passaggio per l’avifauna durante la migrazione autunnale. L’impianto di cattura è montato sulla spiaggia in un tratto di costa dove la fascia dunale è completamente scomparsa per alcuni chilometri per lasciare il posto ad una serie di stabilimenti balneari, mentre quella retrodunale è stata sostituita da terreni in parte coltivati ed in parte lasciati incolti.

Onde conformarsi ad una rigida metodica di raccolta dei dati viene sempre utilizzata la stessa metodologia di cattura: per l’intero periodo della migrazione autunnale è costantemente in funzione un transetto di reti verticali in numero e dimensioni costanti collocate secondo un orientamento fisso. Dopo la cattura gli uccelli vengono inanellati e sono rilevate alcune misure biometriche (lunghezza dell'ala, della III remigante primaria e del tarso) ed il peso; viene effettuata una stima della quantità di grasso visibile ed è controllato lo stato della muta delle penne del corpo.

Per la determinazione del sesso sono utilizzati i parametri riportati nel Progetto “Alauda 2000”: un uccello è ritenuto maschio se la lunghezza dell’ala risulta ³112 mm, femmina se invece la lunghezza dell’ala è £109 mm, mentre rimane indeterminato se la lunghezza alare è compresa nell’intervallo tra 109.5 e 111.5 mm.Grazie ad un monitoraggio della migrazione post-riproduttiva condotto negli anni con una metodologia completamente standardizzata è possibile ritenere abbastanza costante il numero di catture effettuate nell’area di studio nel corso dell’autunno 2006 e 2007 (Progetto “Alauda 2000”) e quindi nell’autunno 2010 e 2011 (questo studio) in quanto le modeste differenze che si riscontrano da un anno all’altro non sono da ritenersi significanti nel momento in cui vengono riferite all’intero periodo di migrazione di ciascuna stagione.

Occorre infatti considerare che la presenza di condizioni climatiche favorevoli o, al contrario, quella di venti molto forti riscontrata anche in una sola giornata di intensi passaggi, può decisamente influenzare il numero delle catture.
Se queste sono organizzate per decadi (figura 1) si evidenzia che nei due anni di studio l’andamento è rimasto abbastanza simile, anche se con percentuali differenti, con i valori più elevati riscontrati nella terza decade di ottobre; da notare nel 2011 una più omogenea distribuzione delle catture che non risultano concentrate solo nella terza decade di ottobre ma mostrano movimenti migratori anche nella seconda di ottobre e nella prima di novembre.





Figura 1. Andamento % catture/decade


L’andamento riportato nei due grafici è differente rispetto a quello dell’autunno 2006 in cui il maggior numero di inanellati fu ottenuto nella seconda decade e non vi furono variazioni evidenti tra le percentuali calcolate nelle tre decadi di ottobre; è invece abbastanza simile a quello dell’autunno 2007 in cui le catture mostrarono un incremento costante raggiungendo il valore più alto nella terza decade di ottobre (Tabella 1).

Anche se le abitudini migratorie sono endogenamente preprogrammate e di origine genetica, le condizioni climatiche ed in particolare la direzione del vento possono determinare da un anno all’altro queste variazioni influenzando l’intensità della migrazione e quindi la distribuzione temporale ed il numero delle catture.
 

Tabella 1. Numero di inanellati per decade (dati 2006 e 2007 da “Alauda 2000”).



   OTT 1  OTT 2  OTT 3  NOV 1  TOT
 2006  421  566  494  81 1.562
 2007  322  419  589  173 1.503
 2010  ---  201 1142   193 1.570 
 2011  77  335  750  269 1.431



  


Per una corretta gestione dell’avifauna, oltre al monitoraggio dei flussi migratori da effettuare per un ampio periodo di tempo, è anche importante accertare eventuali variazioni nella loro composizione.

Per l’Allodola è possibile valutare la sex-ratio nel periodo post-riproduttivo, nonché tentare di individuare la composizione della popolazione migrante
esaminando alcune misure biometriche in grado di rilevare eventuali differenze tra popolazioni diverse.

La distribuzione di frequenza delle misure dell’ala rappresentata nella figura 2 evidenzia due classi modali determinate dal dimorfismo sessuale esistente in questa specie: la prima concentrazione di misure è compresa tra 99 e 109 mm ed è dovuta ad individui con ala corta (le femmine) seguita da una seconda concentrazione che comprende soggetti con ala lunga (i maschi).


Figura 2. Distribuzione di frequenza delle misure della lunghezza dell’ala, autunno 2011. 

Dall’esame delle percentuali calcolate per le diverse categorie di misure emerge che nell’autunno 2010 il 47,2% delle misure è ricaduto tra 103 e 108mm con un picco nella categoria di 105mm, mentre nell’autunno 2011 per lo stesso intervallo di dati si è avuta una percentuale del 46,5% con un picco nella categoria di 106mm.

Un andamento analogo si osserva anche per le categorie comprese tra 113 e 117mm in cui nell’autunno 2010 è concentrato il 28,1% delle misure, mentre nel 2011 la percentuale è arrivata al 28,9%. Questo incremento di individui con ala lunga potrebbe quindi indicare un più consistente passaggio di popolazioni orientali che, dovendo percorrere distanze maggiori per raggiungere i quartieri di svernamento, hanno evoluto una forma dell’ala più aerodinamica.



A sinistra un maschio ed a destra una femmina: è evidente la differenza nelle dimensioni corporee.
 

Alcuni studi sull’Allodola hanno accertato una più forte tendenza migratoria delle femmine, mentre i maschi di dimensioni maggiori, e quindi in grado di tollerare temperature rigide, non devono necessariamente migrare ma possono svernare più a nord in prossimità delle zone di riproduzione. Questa strategia di migrazione potrebbe però comportare una maggiore pressione venatoria sulle femmine e quindi una maggiore mortalità, considerato che migrazione e svernamento interessano una vasta area in cui ricadono quei paesi nei quali la specie è cacciabile.

Occorre però considerare che il numero di uccelli che sverna a nord e ad est di quest’area è ridotto e, di conseguenza, lo è anche la frazione di maschi non sottoposta a pressione venatoria.
Per verificare questa ipotesi è necessario monitorare la sex-ratio durante la migrazione autunnale e lo svernamento, indagine che può essere condotta sia sul carniere dei cacciatori che mediante l’attività di inanellamento.

Complessivamente nel 2011 il campione ottenuto è risultato composto per il 41,2% da maschi e per il 54,3% da femmine; quest’ultimo valore risulta inferiore rispetto a quello riscontrato nell’autunno 2010 in cui il 56,4% è stato rappresentato da femmine ed il 39,3% da maschi. Quindi se si calcola la sex-ratio soltanto sul numero di individui di cui è stato stabilito il sesso risulta un rapporto pari a 43:57 (maschi:femmine) per il 2011 e di 41:59. nel 2010.

È importante però notare che dall’esame dei dati emerge in modo ben delineato l’esistenza di una migrazione differenziale tra i due sessi con una maggiore presenza di femmine nelle prime fasi della migrazione mentre dalla terza decade di ottobre in poi i passaggi sono caratterizzati da un elevato numero di maschi; ad esempio nel 2011 dall’85,3%, ottenuto nella prima decade di ottobre, si è passato al 67,5% nella seconda, quindi al 52,3% nella terza per arrivare al 48,8% nella prima decade di novembre.
 
Questa progressiva diminuzione, evidenziata anche negli anni 1998-2007, è determinata dalla tendenza dei maschi a migrare più tardi e ad allontanarsi di meno dalla aree di riproduzione; è poi probabile che eventuali variazioni nel numero di femmine presenti nel flusso migratorio dipendano anche dalle condizioni meteorologiche e/o dalle disponibilità alimentari.
In un progetto di monitoraggio dei flussi migratori è necessario valutare le condizioni degli uccelli per individuare i principali problemi incontrati in termini di qualità di habitat e di disponibilità alimentari.

Il grasso rappresenta la principale fonte di energia per gli uccelli migratori che, di conseguenza, devono accumularne sufficienti quantità sotto forma di depositi sottocutanei da utilizzare poi come “carburante”; l’entità di queste riserve è in relazione alla distanza che ciascun individuo deve coprire ed è controllata geneticamente. La sua stima può consentire di determinare l’autonomia potenziale dei migratori, la durata del volo e le strategie di migrazione adottate.

Se si considera l’intero campione ottenuto per ciascun anno si rileva che il 30,9% degli uccelli catturati nel 2010 ed il 22,7% nel 2011 ha presentato scarse riserve di grasso per cui potrebbe rappresentare quella frazione che ha ormai raggiunto l’area di svernamento o che adotta una strategia migratoria caratterizzata da spostamenti su brevi distanze; tutti gli altri hanno mostrato evidenti depositi adiposi e quindi posseggono energie sufficienti per proseguire la migrazione senza soste e raggiungere zone di svernamento poste più a sud dell’area di studio potendo arrivare anche sulle coste dell’Africa settentrionale.

Questa elevata presenza di uccelli con abbondanti riserve lipidiche contrasta con quanto descritto da Licheri e Spina (2002) in base all’esame degli inanellamenti effettuati in Italia negli anni 1982-1999, poiché questi autori riportano che poco meno della metà degli uccelli inanellati sono rappresentati da soggetti grassi. Va però precisato che questi dati sono stati raccolti da più stazioni d’inanellamento operanti probabilmente con metodologie diverse e non standardizzate, risultando quindi poco omogenei in quanto possono comprendere individui in diversi stadi della migrazione con uccelli appena arrivati nell’area di studio, uccelli che sono in sosta, uccelli pronti a migrare ed uccelli che non sono ancora preparati per affrontare ulteriori movimenti verso le aree di svernamento.

Tale estrema variabilità può quindi creare qualche complicazione nell’interpretazione dei risultati, diversamente dai dati ottenuti in questa ricerca che sono invece relativi solo ad individui in piena attività migratoria e che non necessitano di fermarsi nell’area.
Il monitoraggio effettuato in questi due anni di studio ha consentito di inanellare nell’intero periodo della migrazione 1.570 allodole nel 2010 e 1.454 nel 2011, numeri che, grazie ad un’attività di cattura effettuata con una metodologia standardizzata, possono essere ritenuti abbastanza costanti ed in linea con quelli ottenuti nel 2006 (1.562) e nel 2007 (1.503) durante il Progetto “Alauda 2000” condotti sempre nella stessa area di studio. Va comunque considerato che le popolazioni nidificanti nell’area che si estende dalla Gran Bretagna alla Germania presentano un drastico declino e, sebbene quelle presenti nell’Europa orientale siano invece largamente stabili, sono comunque sottoposte ad una forte pressione venatoria in sei paesi della Comunità Europea ed in modo particolare in Romania dove vi è un notevole turismo venatorio senza limitazione di abbattimenti.A queste considerazioni occorre aggiungere la mancanza di statistiche dei carnieri rendendo così difficile valutare l’effettivo impatto, come pure sono carenti i monitoraggi standardizzati dei flussi migratori e del rapporto maschi/femmine. Quest’ultimo ha un’importanza particolare in quanto, poiché le femmine mostrano una maggiore tendenza migratoria, potrebbero essere più presenti durante la migrazione e lo svernamento nell’area del Mediterraneo e quindi essere sottoposte ad una più forte pressione venatoria e, di conseguenza, ad una più elevata mortalità.Il progetto di monitoraggio che si sta conducendo sul litorale sud-tirrenico assume dunque un valore notevole in quanto i dati raccolti possono fornire delle informazioni utili per valutare la dinamica di popolazione di questa specie e quindi permettere di programmare un prelievo venatorio sostenibile sulla base di uno studio scientifico e con criteri di razionalità.

BIBLIOGRAFIA
Duse, A. e Toschi, A. (1930) Contributo allo studio delle migrazioni dell’Allodola, del Tordo e del Fringuello. Ricerche Zoologia applicata alla Caccia, 1, pp.23.Licheri, D. e Spina, F. (2002) Biodiversità dell’avifauna italiana: variabilità morfologica nei Passeriformi (parte II: AlaudidaeSylviidae). Biol. Cons. Fauna, 112: 1-208.Scebba, S. (2001) Biometrics and sex ratios of Skylarks Alauda arvensis during migration in southern Italy. Ringing & Migration, 20: 364-370.Scebba, S. (2009) Rapporto “Alauda 2000”. Indagine sulla migrazione autunnale nella Piana del Volturno (Caserta) in base all’attività di inanellamento: autunno 1998 – 2007. Studio Lito Clap, Bergamo. Dr. Sergio ScebbaGruppo Inanellamento Limicoli (G.I.L., Napoli)Via Traversa Napoli 58  80078 Pozzuoli - Napoli

 
 
 
 



 

                                                                                                 

RESOCONTO AUTUNNO 2010


Federazione Italiana della Caccia
Via Salaria, 298/a - 00199 Roma - Tel / Fax 06 844094217 - Cf 97015310580 - fidc@fidc.it