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25 Marzo 2017

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ASTRARICERCHE: I CACCIATORI ITALIANI E LA CACCIA
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L’indagine demoscopica che qui presentiamo in sintesi è stata realizzata tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2011 tramite 1.000 interviste telefoniche somministrate col metodo CATI (Computer Aided Telephone Interviewing) a un campione rappresentativo degli oltre 700.000 cacciatori italiani iscritti a una delle associazioni venatorie.

 Cominciamo col dire che in gran parte gli intervistati sono diventati cacciatori sulla base dell’esempio e del coinvolgimento personale da parte di famigliari (78%) o di amici/conoscenti (27%). Risposte assai minoritarie riguardano la passione per gli animali e per la natura (3%) e l’influenza di periodici, libri, Internet o di film (meno dell’1%). Le abilitazioni venatorie possedute si riferiscono alla caccia al cinghiale (43%), a quella di selezione ungulati (20%), alla conduzione di cane da recupero nella caccia di selezione (16%), al controllo di specie opportuniste (7%), tenendo conto che alcuni intervistati hanno preferito non rispondere oppure hanno indicato erroneamente forme di caccia e non abilitazioni. I terreni di caccia frequentati sono in larga misura gli ATC (90%: più di uno in quasi un terzo dei casi), mentre i C.A. giungono al 7% (più di uno in un quinto dei casi), con il 7% che si dedica alla caccia solo in aziende faunistico-venatorie o turistico-venatorie, con infine il 3% che dichiara di praticare la caccia all’estero. Le forme di caccia praticate sono indicate nella tabella riportata nella pagina seguente.





Quanto alla frequenza venatoria, il dato medio è di 14.7 settimane all’anno: il 26% non supera le 10 settimane, il 33% si colloca tra le 11 e le 15 settimane, il 32% tra le 16 e le 20, con solo il 9% (spesso dedicantesi alla caccia all’estero) che supera le 20 settimane. Il numero medio di giorni alla settimana, naturalmente durante la stagione venatoria, è di 2.2: il 16% va a caccia un solo giorno ogni sette, la maggioranza del 55% lo fa due giorni alla settimana, mentre il restante 29% va da tre giorni in su. La caccia è un fenomeno tipicamente sociale: solo il 29% del campione dichiara di dedicarsi da solo all’attività venatoria, mentre un dominante 89% afferma di andare a caccia con altri (per lo più sempre lo stesso gruppo di amici): la somma è nettamente superiore a 100 dal momento che oltre un quarto degli intervistati a volte è cacciatore solitario e più spesso no. Quanto all’utilizzo della cacciagione, essa viene cucinata personalmente o fatta cucinare da altri nel 94% dei casi; il 54% la regala in tutto o in parte; la conservazione tramite imbalsamazione non raggiunge il 2% e la vendita si ferma al 4 per mille. Il rapporto dei cacciatori italiani con la caccia è connotato da sentimenti entusiastici per il 58%, significativamente positivi per il 35%, debolmente positivi o ambivalenti o negativi per il restante e minoritario 8%, come si osserva dando un’occhiata alla ‘torta’ che segue.

Indice di sentimento positivo per la caccia


In dettaglio, i sentimenti negativi risultano eccezionalmente minoritari: la noia e la saturazione si fermano all’1% così come la vergogna; il senso di colpa e il distacco indifferente; i dubbi morali coinvolgono il 2%; un po’ meno del 3% parla di un rapporto maniacale e connotato dalla dipendenza; meno del 5% si dice critico. Il 45% esprime rigetto per come la caccia è praticata da molti, mentre alcune ragioni degli anti-caccia sono comprese dal 22% del campione. Dominano i sentimenti positivi: il 93% parla di amore e passione; il 73% di senso della tradizione; il 66% di desiderio di difendere la caccia dagli attacchi e il 65% di promuoverla facendola conoscere e apprezzare di più; il 63% esplicita un forte senso di utilità per l’ambiente e la sua tutela; il 59% evoca soddisfazione e orgoglio; il 58% gioia e allegria; il 57% responsabilità con senso del dovere, il 57% apprezzamento e stima, il 53% nostalgia per com’era un tempo, il 51% rabbia per come la caccia è criticata ingiustamente; il 48% racconta della forza dell’esperienza e della competenza, il 31% la curiosità e il desiderio di apprendere ancora. Emerge poi un forte orientamento a favore della caccia limitata, responsabile, legale (71%) con la connessa preoccupa-zione per la caccia ‘selvaggia’ senza limiti (61%). In effetti, la tonalità emotiva complessiva è quella di una sconfinata passione che però cerca e trova i limiti nelle norme e nel loro rispetto, nel rigetto di ogni ‘fondamentalismo venatorio’, nella cultura della prudenza e della responsabilità. Le fonti di informazione sulla caccia sono numerose e variegate, con forte predominio delle riviste specializzate (83%), seguite dall’esperienza e dai consigli di altri cacciatori (il tam tam coinvolge il 50%% del campione). Internet è già al terzo posto, sfiorando il 30% e precedendo i consigli dell’armiere (24%), le fiere e le manifestazioni di settore (20%), il canale a pagamento ‘Caccia e Pesca’ della piattaforma Sky (17%); un ruolo minore hanno le aziende produttrici (6%: ma molte di loro comunicano tramite i periodici di settore e Internet) e infine le riviste ‘generaliste’ (solo 3%). I cacciatori italiani sono forti consumatori: essi, infatti, investono annualmente cifre assai significative per sostenere la loro passione, come dimostra la ‘torta’ riportata nella pagina seguente.   

La spesa venatoria complessiva


Le cifre sopra riportate sono state calcolate partendo dalle spese in una serie di ambiti diversi: la licenza e l’iscrizione ad ATC o C.A. (compreso l’acquisto di quote in aziende faunistico-venatorie o agroturistico-venatorie) o per le squadre di caccia al cinghiale comportano un esborso medio annuo è lievemente superiore ai 1.000 euro; l’acquisto di armi e munizioni ‘vale’ oltre 610 euro in ragione annua; le spese per i cani (acquisto, mantenimento, spese veterinarie, ecc.) sfiorano i 2.000 euro; quelle per l’abbigliamento risultano vicine ai 410 euro annui; quelle per i viaggi dedicati sono attorno ai 620 euro; e infine quelle per tutte le altre voci qui non considerate in dettaglio emergono come assai vicine ai 410 euro all’anno. Ma quanto è forte la soddisfazione dei cacciatori per i vari aspetti della propria esperienza venatoria? Gli intervistati sono stati spinti a dirlo tramite voti da 1/minimo a 10/massimo: i voti medi sono rappresentati nella tavola riportata nella pagina seguente, la quale mette in luce il vero e proprio entusiasmo dei cacciatori per quel che attiene ai rapporti col proprio cane e con la natura, ai compagni di caccia, alle armi e – poco meno – alle munizioni utilizzate. Assai buono è anche il rapporto con la propria associazione venatoria, mentre discreta è la valutazione sia del carniere sia delle norme che regolano la caccia. In effetti, solo i costi per accedere agli ATC e specialmente la posizione circa la caccia del partito o della lista votati dall’intervistato ottengono valutazioni insufficienti o mediocri (il 58% è più o meno scontento dei costi suddetti e il 60% lo è degli orientamenti specifici del ‘proprio’ schieramento politico).  

La soddisfazione per alcuni aspetti della caccia

(voti medi)

Approfondiamo per un attimo la relazione con le organizzazioni che rappresentano i cacciatori: questi ultimi, che pur rivolgono talune critiche alle associazioni venatorie (v. poi), si dicono in larga maggioranza contenti dell’organizzazione alla quale personalmente aderiscono, come conferma la ‘torta’ riportata nella pagina seguente, dalla quale si evince che ben il 67% è addirittura entusiasta – dandole voti da 8 a 10 – della propria associazione venatoria; l’11 esprime un buon giudizio (tramite il voto 7); il 12% la valuta come sufficiente; mentre solo il 10% le dà un voto di non adeguatezza.   

La soddisfazione dei cacciatori per la propria associazione venatoria


Quali sono i fenomeni che danneggiano la caccia e i cacciatori, secondo le opinioni di questi ultimi? Al primo posto troviamo la caccia illegale, il bracconaggio (81%); quindi la disinformazione e la conseguente grande ignoranza circa la caccia sia degli Italiani sia dei politici (entrambi 72%); quindi la diffusa non conoscenza dei vantaggi che la caccia garantisce alla tutela dell’ambiente (69%), anche per quel che riguarda l’equilibrio tra le specie animali, la tutela dell’agricoltura, ecc. (66%). Ritorna il tema della disinformazione, stavolta per quel che attiene sia agli animalisti e - più in generale - agli anti-caccia (lamentata da un 69% che parla anche di ‘bugie’) sia anche ai giornalisti (65%). La critica alla politica concerne non solo l’ignoranza ma anche l’assenza di un approccio equilibrato di molti esponenti del ceto politico (61%). Anche la popolazione italiana è tirata in ballo, lamentandone la diffusa non conoscenza delle molte norme che già oggi limitano le attività venatorie (59%) e il carattere, la mentalità (58%). Tutto ciò fa sì che il 58% dei cacciatori soffra e lamenti la forza e l’influenza degli anti-caccia, non adeguatamente contrastata dal mondo venatorio, giudicato a un tempo troppo litigioso (56%), incapace di fare alleanze (51%), non abile nel comunicare (49%), a volte condizionato dall’estremismo (43%), con troppo scarsi rapporti col mondo agricolo (42%), talora insufficientemente attento alla sicurezza (42%: il 39% ritiene che le notizie circa i morti e i feriti legati alla caccia giochino un ruolo negativo per l’immagine di quest’ultima), soffrente dell’impostazione vecchia e superata di molti dirigenti delle associazioni (39%).

 Come si vede, i cacciatori si sentono spesso non capiti dalla popolazione, dai mass media, dai politici e non adeguatamente rappresentati e difesi dalle associazioni venatorie: essi vorrebbero, anzitutto, che tutti abbiano chiari i severi limiti (europei e nazionali oltre che a volte locali) alla caccia, la quale non è affatto un’attività illegale o ‘selvaggia’, irresponsabile o negativa per l’ambiente. Inoltre i cacciatori vorrebbero che venissero loro riconosciuti taluni pregi: in primis il loro stretto rapporto con la natura (83%), i propri variegati comportamenti a difesa dell’ambiente (63%), la diffusa pratica di attività sportive di ogni tipo (inclusi – per un terzo del campione – gli altri tipi di tiro). Eppure, per citare qualche dato, il 61% dei cacciatori va alla ricerca dei funghi, il 40% si dedica al trekking; il 34% va a pesca, il 25% pratica il tipo a volo, il 14% il tiro a segno, l’11% si dedica ad attività subacquee, l’8% all’alpinismo, il 7% al tiro dinamico sportivo, quasi il 3% al tiro con l’arco. Ma c’è di più: i cacciatori italiani (l’89% dei quali è fedele all’attività venatoria senza alcuna interruzione nell’ultimo quinquennio) per il 49% dedicano tempo alla pulizia dei boschi; per il 38% alla prevenzione, all’avvistamento, al contenimento degli incendi; per il 20% alla conversione dei terreni; per un altro 20% alla protezione civile. D’altra parte i familiari condividono o comunque accettano la passione dei cacciatori per le attività venatorie (77%), anche perché in un caso su due essi vengono coinvolti – anche senza sparare – se figli o nipoti e per il 36% se partners (coniuge, convivente, fidanzato/a, ecc.). A riprova, solo in un caso su nove i cacciatori lamentano le critiche e la disapprovazione in famiglia riferite alla propria passione per la caccia. Un ultimo tema affrontato nel corso dell’indagine riguarda il rapporto tra la pratica venatoria e gli orientamenti di voto. Abbiamo già visto che nella maggioranza dei casi (60%) i cacciatori italiani risultano critici nei confronti della posizione circa le attività venatorie espressa dal partito o dalla lista che votano (solo il 13% ne è entusiasta). Tale gap ha già determinato talune conseguenze, se è vero che il 17% dei cacciatori ha cambiato in passato la propria scelta nell’urna per dissenso dalle posizioni non filo-caccia di quello che un tempo era il ‘proprio’ partito. Ma ora sta per determinarsi, almeno a detta degli intervistati, un vero e proprio tsunami elettorale, se è vero che non raggiungono il 53% coloro che affermano che resteranno fedeli al ‘proprio’ partito o lista pur dissentendo dalle sue tesi circa le attività venatorie: in effetti, oltre il 47% dichiara che cambierà voto ma non ‘polo’ (in tre casi su quattro) mentre per un quarto muterà addirittura il proprio macro-orientamento cambiando ‘polo’ (con un ulteriore 19% che passerà dal non-voto o dall’astensione o dal voto nullo ad una scelta a favore di una delle liste in competizione sostenente posizioni favorevoli alla caccia o almeno relativamente equilibrate).


PER APPROFONDIRE: i dati per Regione

- Anche al Sud promossa la caccia responsabile e sostenibile (Maggio 2011)









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