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23 Marzo 2019

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03 Gennaio 2019
FIDC LOMBARDIA. PER IL CINGHIALE SERVE URGENTEMENTE MODIFICARE LA LEGGE NAZIONALE
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L’incidente mortale avvenuto di notte sull’autostrada A1, nel cuore della Pianura Padana, e causato dell’attraversamento di cinghiali dimostra i limiti imbarazzanti della gestione faunistica in Italia.

Tra orpelli burocratici, animalismo o ambientalismo da salotto e zone protette in cui parlare di gestione delle specie problematiche è tabù, la gestione della fauna in Italia è una vera e propria zattera alla deriva.

La nostra legge è ferma al 1992, quando il maggior problema faunistico poteva essere un’invasione di allodole.

Oggi i riflettori sono puntati sul cinghiale, su cui Regione Lombardia già consentiva da anni interventi di contenimento anche fuori dai periodi di caccia per il tramite della Polizia Provinciale e di operatori formati con appositi corsi e in possesso di licenza di caccia. Previsione oggi confermata da una legge regionale specifica sul suide approvate nel 2017.

Previsione purtroppo inattuabile: la Corte Costituzionale e la Magistratura hanno stabilito che la Polizia Provinciale per il contenimento della fauna non possa farsi coadiuvare da operatori formati (e gli unici disponibili a farlo ovviamente sarebbero i cacciatori).  La Polizia Provinciale tuttavia non ha le dotazioni di personale necessarie e sufficienti a far fronte al contenimento delle specie faunistiche dannose.

L’ISPRA d’altro canto non vuole che il cinghiale si cacci in braccata con i cani, benché sia il metodo più efficace per stanare questo animale che di giorno, quando ne è consentita la caccia, se ne sta nascosto nei boschi più fitti e impenetrabili; o che, non essendo scemo, si rifugia nelle oasi di protezione.

A tutt’oggi addirittura a Lodi la caccia al cinghiale non è mai stata nemmeno consentita: lo sarebbe stata probabilmente dalla prossima stagione e nelle previsioni regionali si tratta di zona non idonea alla presenza del cinghiale, ovvero zona in cui la presenza del cinghiale deve tendere a zero. Ma paradossalmente il precedente Consiglio regionale nel 2017 decise che nelle zone non idonee il cinghiale non potesse essere cacciato liberamente, ma solo in forme molto limitate.

Il cinghiale, che per di più da mesi è al centro dell’attenzione di tutta Europa per la diffusione della peste suina, che alla Lombardia e al Nord Italia in generale potrebbe costare miliardi di euro, e oggetto di vere e proprie misure emergenziali.

Come più volte detto serve modificare la 157/92 per ampliare le possibilità delle Regioni di attuare forme e piani di contenimento e di caccia efficaci e serve che il Ministero dell’Agricoltura agisca in via d’urgenza, anche con un decreto legge che modifichi in tale senso la nostra vetusta legge sulla caccia.

Il Ministero dell’Agricoltura si deve riappropriare al più presto delle proprie competenze in materia di caccia e fauna e il Ministero dell’Ambiente dovrebbe comportarsi come tale, e non come Ministero dell’Animalismo.

Per parte sua l’attuale Consiglio regionale dovrebbe valutare la modifica della Legge Regionale 19/17 e di conseguenza dei suoi provvedimenti attuativi.

Dott. Prof. Mauro Cavallari, Presidente Regionale di Federcaccia Lombardia

Avv. Lorenzo Bertacchi, Vicepresidente

Dott. Marco Bruni, Vicepresidente









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