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22 Gennaio 2019

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03 Gennaio 2019
FAUNA INVASIVA. A QUANDO RISPOSTE SERIE A UN PROBLEMA DI SICUREZZA PUBBLICA?
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Ancora un incidente causato da selvatici. Ancora, come spesso succede, cinghiali. Ma possono essere daini, cervi, caprioli oppure nutrie. Il numero è in costante aumento, tanto da non fare quasi notizia se il risultato è solo una automobile più o meno danneggiata. Qualche volta però si deve lamentare autista o passeggero feriti o, come in questo ultimo caso, ancora più grave perché avvenuto addirittura su una tratta autostradale, un decesso.  

Vista la dinamica l’incidente poteva assumere dimensioni ben peggiori, ed esprimiamo tutto il nostro cordoglio e vicinanza a quanti sono rimasti coinvolti. Non vogliamo entrare nelle polemiche su eventuali responsabilità, che saranno valutate dagli organi inquirenti.

Ma sicuramente non ci possiamo esimere da sottolineare ancora una volta la necessità di una presa d’atto politica di una situazione che è ormai fuori controllo e che richiede una revisione delle politiche gestionali messe in atto dal Paese. Al primo posto, urgente, la necessità di una riforma della 157/92 che metta finalmente in grado di agire in modo organico e soprattutto continuativo le Regioni, i cui piani di intervento per il contenimento delle specie invasive e i controlli faunistici sono da sempre sottoposti a ricorsi e denunce da parte animalista che ne limitano efficacia e realizzazione.

Una situazione resa ancora più grave dalla ormai nota sentenza della Corte costituzionale che impedisce la possibilità per le pubbliche amministrazioni di impiegare personale formato appartenente al mondo venatorio in operazioni di contenimento – cosa ben diversa dallo svolgimento della caccia – sotto il controllo degli organi di polizia locale.

Così, per una interpretazione forse corretta dal punto di vista giuridico ma sicuramente sbagliata da quella della logica e del buon senso, e per il rifiuto di aggiornare – se non in una ottica che non sia ulteriormente restrittiva – una legge vetusta e non più al passo con i tempi per non scontentare le correnti animaliste presenti all’interno di ogni partito, si rifiuta mano d’opera qualificata e gratuita scaricando su personale pubblico sempre più ridotto di organico e di competenze specifiche da tagli e riforme la responsabilità di arginare un problema che è ormai emergenza.

Speriamo solo che questa ennesima tragedia annunciata serva almeno a far riflettere chi di dovere che una vita umana vale più di qualche voto perso o delle grida di protesta di animalisti invasati fuori dalla realtà e dalla società.









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