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28 Luglio 2017

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13 Aprile 2017
IL FUTURO DELLE SPECIE SELVATICHE PASSA ANCHE DALL’ATTIVITĄ VENATORIA
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Caccia e scienza alleate per la salvaguardia della biodiversità e la gestione del territorio, accompagnata da un corretto prelievo venatorio. Si è svolta questa mattina (13 aprile), presso la sede della Federcaccia Umbra, a Perugia, la presentazione del progetto “Linee guida Federcaccia per la gestione della piccola selvaggina stanziale in Umbria”, redatto dal dottor Roberto Mazzoni della Stella. Presenti, oltre all’autore materiale del progetto, il vicepresidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi, il tecnico faunistico Daniel Tramontana dell’Ufficio Gestione Faunistica FIdC e i due presidenti provinciali di Perugia e Terni, Alessandro Barbino e Giulio Piccioni.

 

Nel suo intervento, Mazzoni della Stella ha parlato delle principali cause che hanno causato il declino della selvaggina nobile stanziale, in particolare della lepre, fagiano e starna: dal secondo dopoguerra ad oggi sono intervenute profonde trasformazioni ambientali, la meccanizzazione dell’agricoltura, l’uso della chimica, l’apertura di sempre più numerose strade montane e campestri, il proliferare di specie animali opportuniste quali i corvidi, la volpe e il cinghiale, l’incremento dei boschi dovuto all’abbandono dei pascoli e delle attività agresti da parte dell’uomo. Tutto ciò è avvenuto malgrado le principali aree vocate per tali specie selvatiche siano state inibite ormai da decenni all’esercizio venatorio, in Umbria come nel resto d’Italia.

Mentre per i grandi mammiferi, come ad esempio il cinghiale o il capriolo, esistono delle precise regole per un corretto esercizio venatorio, gestite e fatte osservare dai cacciatori stessi, per la piccola selvaggina la caccia è lasciata – anche dal punto di vista normativo – al proprio destino. La sfida di Federcaccia, al contrario, è quella di responsabilizzare gli appassionati di questa disciplina, la stragrande maggioranza dei quali è per natura cinofila, affinché si possa intervenire attivamente attraverso la loro organizzazione e formazione, allo scopo di creare sul territorio un mosaico di aree vocate a queste specie, affinché vi si possano riprodurre e da lì irradiarsi anche nelle zone adibite a caccia programmata.

“Il mondo scientifico, la conoscenza e la condivisione sono i nostri alleati – ha dichiarato il vicepresidente nazionale Buconi – mentre, al contrario, i nostri nemici sono l’ignoranza, il settarismo e l’autoreferenzialità. La nostra sfida, la nostra provocazione è quella di offrire agli enti che oggi gestiscono l’attività venatoria un nuovo modello virtuoso, basato sull’organizzazione dalla base. Un modello – ha concluso Buconi – che contempla la formazione  del cacciatore sia dal punto di vista tecnico quanto sotto l’aspetto dell’etica venatoria”.









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